Leadership 5.0. A guide to Leadership Strategy and Tactics in the Age of Artificial Intelligence, di Luca Nuvole
A cura di Giovanni Frascadore
Questo libro di Luca Nuvole, Leadership 5.0, in qualche modo, rappresenta un passo ulteriore nel percorso che ho iniziato nelle due precedenti recensioni che ho avuto il piacere di condividere sulle pagine del PMI Southern Italy Chapter. Nel 2024, parlando di Leadership in un futuro che emerge di Otto Scharmer e Katrin Kaufer, avevo affrontato il tema della leadership come capacità di adattarsi a un futuro che non possiamo semplicemente prevedere, ma che dobbiamo imparare ad ascoltare e contribuire a costruire.
Nel 2025, con Exponential di Azeem Azhar, avevo invece affrontato il tema della velocità del cambiamento tecnologico e del cosiddetto “Gap Esponenziale”, ovvero il divario crescente tra il ritmo con cui la tecnologia evolve e la capacità di persone, organizzazioni e istituzioni di adattarsi. Oggi, con Leadership 5.0, questi due percorsi sembrano incontrarsi. Se il contesto in cui lavoriamo e prendiamo decisioni non è più stabile e prevedibile, allora la domanda diventa inevitabilmente: quale deve essere il ruolo del leader in questa rivoluzione? È questa la domanda a cui l’autore prova a rispondere.
Se Scharmer e Kaufer ci avevano insegnato ad ascoltare ciò che sta emergendo e Azhar ci aveva mostrato quanto rapidamente il mondo possa cambiare, Nuvole porta la riflessione un passo oltre: come guidare persone e organizzazioni mentre quel cambiamento è già in corso.
La prima domanda che invece mi sono posto io mentre aprivo il libro sul mio lettino in spiaggia è stata: può un libro cartaceo raccontare in maniera efficace come affrontare una rivoluzione che è in essere e che da mesi rende immediatamente obsolete conoscenze, strumenti appena acquisiti e persino modelli organizzativi appena definiti? Il primo paradosso di questo libro è proprio il tema che affronta. Scrivere oggi un libro sull’intelligenza artificiale significa correre il rischio che alcune delle tecnologie, applicazioni o previsioni descritte possano essere già superate quando il libro arriva nelle mani del lettore. È una conseguenza inevitabile della velocità esponenziale di cui parlavo nella recensione di Exponential. Ma forse questo è anche il motivo per cui Leadership 5.0 può avere una sua utilità al di là degli strumenti tecnologici specifici. Il libro di Luca Nuvole, infatti, non vuole essere un manuale su una particolare piattaforma di intelligenza artificiale. L’AI viene quindi rappresentata non come un semplice strumento tecnologico, ma come una forza trasformativa nella quale il ruolo del leader è destinato a cambiare. L’obiettivo è aiutare il lettore a comprendere come guidare persone e organizzazioni in un ambiente caratterizzato da cambiamento continuo, incertezza e nuove tecnologie, mantenendo centrale il fattore umano. Ed è proprio questo, a mio avviso, l’aspetto del libro destinato a invecchiare più lentamente.
L’AI non è solo una tecnologia: è un abilitatore della trasformazione del modo di lavorare e di organizzarsi per chiunque ne intraprenda l’adozione. La domanda da porsi non dovrebbe essere soltanto: Cosa può fare l’AI? ma soprattutto Cosa dobbiamo smettere di fare noi perché ora può farlo una macchina? e cosa dobbiamo iniziare a fare proprio perché esiste l’AI?
È a queste domande che Leadership 5.0 prova a rispondere. Nuvole mette al centro non tanto la tecnologia in sé, quanto la capacità del leader di governare il cambiamento, prendere decisioni in condizioni di incertezza, comunicare con chiarezza e coinvolgere le persone invece di cercare semplicemente di controllare. Utilizzando un gioco di parole, il filo rosso del libro è il modello RED che viene richiamato più volte dall’autore e contestualizzato in diversi ambiti. RED sta per “React to Changes”, “Engage with the Team” e “Direct Changes”.
React to Changes non significa semplicemente reagire al cambiamento, ma sviluppare la capacità di riconoscerlo tempestivamente, anticiparne gli effetti e gestirlo in modo proattivo.
Engage with the Team rappresenta invece il pilastro del coinvolgimento delle persone, attraverso comunicazione, fiducia, allineamento e growth mindset.
E infine Direct Changes che invita il leader a guidare il cambiamento, sfruttando l’AI e la tecnologia senza perdere il giudizio e le qualità umane del leader.
A mio avviso, il modello RED (React, Engage, Direct) può essere interpretato nel libro come la bussola strategica del leader, che Luca Nuvole traduce in pratica integrando ulteriori metodologie, tra cui quella di John Kotter, che offre invece una sequenza strutturata per tradurre il cambiamento in azione: dalla creazione del senso di urgenza alla costruzione della coalizione, dalla definizione della visione alla rimozione degli ostacoli, fino al consolidamento del cambiamento nella cultura organizzativa.
Proseguendo nella lettura del libro, emerge come la tecnologia possa aumentare enormemente la nostra capacità di elaborare informazioni, produrre contenuti, analizzare dati e automatizzare attività. Tuttavia, non verrà eliminata la necessità di scegliere, assumersi responsabilità, interpretare il contesto e, soprattutto, guidare e motivare le persone. Anzi, l’introduzione dell’AI probabilmente rende questi aspetti ancora più importanti.
Il concetto chiave diventa quindi il ruolo del leader del futuro, che non sarà necessariamente colui che conosce meglio le nuove tecnologie, ma colui che saprà capire quale tecnologia utilizzare, perché utilizzarla e, soprattutto, come accompagnare le persone nel cambiamento generato da quella tecnologia.
È probabilmente questo il punto in cui il libro ha trovato il maggiore riscontro nella mia esperienza professionale: alcune delle dinamiche descritte da Nuvole sono trasformazioni che sto già vivendo personalmente da tempo, avendo la fortuna di lavorare in un’azienda che ha iniziato ad approcciarsi all’intelligenza artificiale già da diversi anni e che ha investito significativamente nell’evoluzione dei processi, delle competenze e del modo stesso di concepire il lavoro. Ho avuto, infatti, la possibilità di confrontarmi sul campo con diversi degli scenari descritti da Nuvole e, forse, proprio per questo, la lettura di questo libro mi sarebbe stata ancora più utile qualche mese fa. Nel mio percorso ho avuto la fortuna di interagire con leader che sono passati dal chiedersi se fosse possibile utilizzare l’AI al domandarsi come integrarla concretamente nei processi e nelle metodologie di lavoro. Ho visto cambiare anche il concetto stesso di produttività: non si tratta più soltanto di fare più velocemente ciò che facevamo prima, ma di chiederci se dobbiamo continuare a fare le stesse cose, nello stesso modo, ora che abbiamo a disposizione una tecnologia capace di mettere in discussione il modo stesso in cui lavoriamo.
L’intelligenza artificiale, infatti, non è semplicemente un nuovo strumento da aggiungere a quelli che già utilizziamo. È una tecnologia che può mettere in discussione processi, ruoli, competenze e modelli organizzativi.
Questi concetti sono spiegati molto bene nel libro che si propone come una mappa per orientarsi nel percorso verso un’organizzazione AI-enabled. Non è necessariamente un libro che offre risposte definitive, ma aiuta a formulare le domande giuste sulla resistenza al cambiamento, sul coinvolgimento delle persone, sul rischio da assumere quando si prendono decisioni in un contesto che cambia continuamente e, soprattutto, su come utilizzare la tecnologia senza perdere lo Human Factor.
Sono domande che diventano sempre più rilevanti e che non riguardano soltanto chi ricopre formalmente un ruolo manageriale.
In questo senso, la leadership non coincide necessariamente con una posizione gerarchica: riguarda chiunque abbia la responsabilità di orientare, influenzare e accompagnare altre persone attraverso il cambiamento. La Leadership 5.0 riguarda tutti coloro che devono guidare un cambiamento.
Dalla leadership del controllo alla leadership della consapevolezza: Uno degli elementi che considero più interessanti nell’approccio di Nuvole è l’idea che l’AI non debba necessariamente portare a un aumento del controllo, ma possa, al contrario, favorire lo sviluppo di un Growth Mindset.
In un contesto caratterizzato da maggiore velocità e complessità, il leader ha bisogno di sviluppare una maggiore lucidità. In un mondo relativamente stabile, il leader poteva essere colui che possedeva più informazioni degli altri, prendeva le decisioni e indicava la direzione. In un mondo in cui l’accesso alle informazioni è diventato pressoché illimitato e l’AI può analizzare quantità di dati impensabili per una singola persona, questo modello diventa inevitabilmente meno efficace.
Il valore del leader si sposta quindi dalla semplice disponibilità di informazioni alla capacità di interpretarle, contestualizzarle e trasformarle in decisioni. Il leader diventa colui che, tra le diverse possibilità che l’AI può contribuire a identificare, deve scegliere quale sia la migliore per la propria organizzazione, non basandosi esclusivamente sui dati e sulle analisi, ma lasciandosi guidare anche dall’intuito, dalla creatività e dall’esperienza.
La creatività, in questo scenario, non scompare con l’AI, ma cambia natura: diventa la capacità di immaginare e creare ciò che non è mai esistito prima, oppure di reinventare lo status quo cambiando prospettiva, andando oltre i dati e le informazioni disponibili e muovendosi nel regno delle possibilità.
Il leader deve quindi assumersi la responsabilità di essere visionario, di scegliere e, soprattutto, di decidere.
Dalla Teoria U alla Leadership 5.0
Nella teoria U dettagliata nel libro recensito nel 2024, Leadership in un futuro che emerge, Scharmer e Kaufer proponevano la necessità di lasciar andare vecchi schemi mentali per riuscire ad ascoltare ciò che sta emergendo e trasformarlo in azione. La capacità di ascoltare, di sospendere i propri giudizi e di aprirsi al nuovo rappresentava il punto di partenza per una leadership capace di affrontare il cambiamento. Due anni dopo quella prima recensione, il contesto è ancora più radicale. Non basta più essere aperti al cambiamento: dobbiamo essere capaci di adattarci continuamente. Se la Teoria U ci invitava a sviluppare la capacità di ascoltare ciò che sta emergendo, Leadership 5.0 aggiunge, a mio avviso, una dimensione ulteriore: la capacità di agire mentre ciò che sta emergendo continua a cambiare. L’intelligenza artificiale accelera questo processo e, contemporaneamente, ci costringe a sviluppare una nuova forma di leadership: una leadership meno basata sulla certezza e più sulla capacità di navigare l’incertezza. La vera competenza del futuro è imparare continuamente. Il messaggio più importante di Leadership 5.0, infatti, non riguarda tanto l’intelligenza artificiale quanto il modo in cui le persone e le organizzazioni possono evolvere in maniera efficace. Più la tecnologia diventa potente e accessibile a tutti e meno il semplice possesso e utilizzo della tecnologia diventa un vantaggio competitivo. La vera chiave del successo sarà nella capacità delle organizzazioni di imparare più velocemente, adattarsi più velocemente e trasformare più velocemente ciò che imparano in nuove modalità di lavorare. Questo richiede una leadership diversa. Una leadership capace di creare fiducia quando le persone hanno paura di essere sostituite e capace di stimolare la curiosità per trasformarla prima in sperimentazione e poi in trasformazione. In un mondo così dinamico diventa ancora più cruciale la capacità di accettare che alcuni esperimenti possono fallire e la consapevolezza che il cambiamento non può essere semplicemente una visione comunicata alle persone, ma deve essere una visione condivisa con un percorso affrontato insieme a loro.
La leadership 5.0, in definitiva, è quella che riconosce di non avere ancora tutte le risposte sul futuro, ma possiede la tempra, la consapevolezza e la capacità di guidare le persone mentre quel futuro prende forma.
Concludo questa recensione con un’ultima domanda: Cosa penso di questo libro? Vale la pena leggerlo. La scrittura è scorrevole e il contenuto interessante, anche se in alcuni passaggi si percepisce forse una revisione finale non del tutto accurata. Ne è un esempio piuttosto evidente, nella mia copia, la presenza di un paio di pagine stampate due volte.
Parlare oggi di AI e leadership, in una fase di trasformazione così rapida, rende inevitabilmente difficile distinguere ciò che appartiene a una fase transitoria da ciò che, invece, è destinato a rappresentare un cambiamento strutturale e duraturo. Ma, paradossalmente, è proprio per questo che considero importante iniziare a sviluppare un nuovo mindset e un nuovo approccio alla leadership. E, in questo percorso, Leadership 5.0 può rappresentare un buon punto di partenza.

Giovanni Frascadore, laureato in ingegneria informatica, attualmente lavora in Zuora come responsabile del Centro di Eccellenza dei Servizi Professionali per EMEA South e Centro Europa. In precedenza, ha ricoperto il ruolo di Solution Architect, dopo molti anni di esperienza come consulente informatico e Project Manager nell’ambito billing, finance, payments e dunning solutions. È certificato PMP® e volontario PMI-SIC dal 2023. Uno dei suoi hobby è la scrittura: ha auto-pubblicato una storia breve, “Cara Caretta”, dedicata al figlio, e una raccolta di poesie nella collana poetica “I Poeti di Ponte Vecchio”, vol. 24. Profilo LinkedIn.





