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SIC Book Review Edizione 2025 – Novembre – 21 lezioni per il XXI secolo – A cura di Caterina Babino

21 lezioni per il XXI secolo, di Yuval Noah Harari
A cura di Caterina Babino

21 lezioni per il XXI secolo è stato pubblicato nel 2018 ed è il terzo di una trilogia, preceduto appunto da due opere complementari che illustrano la dinamica evolutiva dell’umanità: Sapiens. Da animali a dei, un amabile trattato di storia e Homo Deus. Breve storia del futuro che invece traguarda possibili scenari del sempre imminente futuro! Sebbene consigli vivamente di leggere anche gli altri due libri, questo è autoconsistente, e dunque immergetevi in questa avventura per scoprire mondi raccontati, possibili e impossibili lasciandovi trasportare dalla claritas dello scrittore, che vi invita a riflettere su tecnologia, politica, religione, identità e futuro dell’umanità, con domande, prospettive e provocazioni, per stimolare la comprensione delle dinamiche globali del XXI secolo, coniugando l’approccio scientifico con l’approccio antropologico.

Mi piace iniziare questa recensione con una frase tratta dal diciannovesimo capitolo, perché credo sia il vero messaggio che Harari vuole trasmetterci: “In un mondo sommerso da informazioni irrilevanti, la chiarezza è potere”, teorizzando che molto di quanto i bambini imparano oggi sarà irrilevante nel 2050! E dunque è fondamentale imparare a leggere tra le righe, interpretare i segni e condividere il sapere con tutti, perché solo la conoscenza potrà salvare l’uomo dall’autoeliminazione!

Ho trovato particolarmente rilevante la capacità di identificare e prevedere quattro problematiche con largo anticipo rispetto ai tempi; infatti, il libro è stato pubblicato ben sette anni fa, nel 2018 eppure i temi che Harari ha descritto ed anticipato, con tale brillante lungimiranza, sono tali che potrebbe sembrare un “instant book”. Non a caso tratta della prevista crescita e dell’importanza dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie, della prevedibile ascesa dei populismi che si incuneano nella crisi della democrazia liberale, della problematica dell’informazione sempre più pervasiva e incontrollata e dell’impatto del cambiamento climatico, unico argomento che già all’epoca non era molto diverso da oggi. Mi piace, inoltre, inquadrare questo libro nel Project Management definendolo un “project charter” del progetto “intelligenza artificiale”, leggendo con attenzione troverete l’analisi dei rischi e l’identificazione degli stakeholder!

Yuval è uno storico ed un filosofo, ha uno stile di scrittura asciutto ed efficace, scrive per farsi capire e non per autocelebrarsi. La lettura è scorrevole ed interessante. L’autore ha organizzato 21 capitoli corrispondenti ai nodi epocali del XXI secolo e propone ventuno riflessioni organizzate in 5 parti. La struttura è così ben articolata da poter essere utilizzata come un manuale di istruzioni per l’uso!

Tutto è stato basato su una serie di domande stimolo cui si susseguono degli input di riflessioni ma senza mai dare risposte chiuse o facili soluzioni, ed ecco perché ho costruito la mia recensione sulla falsariga della struttura del testo, proprio perché penso che per assaporare questo testo se ne debba seguire quell’invisibile filo logico che Harari ha sapientemente tessuto!

Parte prima. La sfida tecnologica

In questa prima parte, Harari teorizza che la rivoluzione tecnologica si rifletta su lavoro, libertà e uguaglianza.

  1. Disillusione – Particolarmente interessante ed inquietante è l’analisi delle tre principali ideologie tradizionali che sono identificate alla stregua di narrazioni: liberalismo, comunismo, fascismo. Il sottotitolo del capitolo “La fine della storia è stata rimandata” lascia intendere che, sebbene le ultime due possano essere considerate finite, il liberalismo non sembra sufficiente a garantire uno sviluppo armonico.
  2. Lavoro – Innegabile prevedere che l’automazione e l’IA stanno trasformando il mercato del lavoro. Yuval ha il coraggio di affrontare il tema dell’impatto sul mercato del lavoro: vi saranno professioni e competenze che saranno penalizzate ed altre che emergeranno con una trasformazione radicale del mondo del lavoro. Si ritroverà, nel ventesimo capitolo, il concetto per cui non è sufficiente pensare a nuovi impieghi, ma identificare senso e stabilità alla vita in un mondo dove il lavoro tradizionale potrebbe non essere più il centro dell’esistenza.
  3. Libertà – Nel periodo immediatamente successivo alla emanazione del Regolamento Europeo GDPR Yuval identifica con chiarezza il fatto che l’IA integrata con le tecnologie emergenti in termini di potenza di calcolo ed analisi dei dati sono delle minacce all’autonomia delle persone. Harari ci mette in guardia sul fatto che il futuro del lavoro e la libertà sono intrecciati e senza un controllo consapevole della tecnologia, vi è il rischio di avere meno autonomia ed è palese che già oggi ai big data per le finanze personali o i grandi affari o le guerre, ne consegue che il prossimo passo sarà delegare all’IA le decisioni politiche! Dobbiamo auspicarlo o temere?
  4. Uguaglianza – Dal punto di vista etico l’IA è una tecnologia che può ampliare le disuguaglianze globali. Il XXI secolo potrebbe essere segnato da disuguaglianze radicali, non solo economiche, ma anche biologiche e cognitive. La vera sfida sarà garantire che i progressi tecnologici non creino una nuova élite “superumana” contrapposta a una massa di persone escluse.

Parte Seconda. La sfida politica

Questa parte è interessante dal punto di vista storico e filosofico

  1. Comunità – Identità e appartenenza sono messe in discussione dalla globalizzazione. La comunità è ancora fondamentale per l’essere umano, ma deve tenere conto che il contesto deve tenere conto che l’approccio, i problemi e le opportunità non hanno confini.
  2. Civiltà – La cooperazione globale è fragile, ma è necessaria ed è globale. La sua stabilità dipende dalla capacità di cooperare oltre i confini nazionali ed in assenza di tale collaborazione il rischio è di non comprendere e non saper gestire le sfide che minacciano l’intera umanità è molto forte.
  3. Nazionalismo – Il nazionalismo non è scomparso con la globalizzazione, ma anzi è tornato con forza. La sfida è integrare l’identità nazionale con la cooperazione globale, evitando che il nazionalismo diventi un ostacolo alla soluzione dei problemi planetari. Harari osserva che, nonostante la globalizzazione e l’interconnessione mondiale, il nazionalismo è tornato a essere una forza politica potente. Molte nazioni vedono nell’identità nazionale una risposta alle paure e alle incertezze del XXI secolo. I problemi più urgenti (cambiamento climatico, terrorismo, migrazioni, rivoluzione tecnologica) sono globali, ma i nazionalismi tendono a chiudere i confini e a privilegiare gli interessi locali. Questo crea una tensione tra la necessità di cooperazione internazionale e il desiderio di protezione nazionale. Harari riconosce che il nazionalismo può avere un ruolo positivo: rafforzare la solidarietà interna, creare un senso di appartenenza e motivare i cittadini a prendersi cura della propria comunità, viceversa quando diventa esclusivo o aggressivo, il nazionalismo può alimentare conflitti, divisioni e ostacolare la collaborazione globale.

La sfida del XXI secolo è dunque trovare un equilibrio tra identità nazionale e responsabilità globale: mantenere il senso di appartenenza senza chiudersi alle sfide comuni dell’umanità.

  1. Religione – Le religioni restano influenti come fattori culturali e identitari, ma non possono sostituire la scienza e la cooperazione globale nella gestione delle grandi sfide del nostro tempo. Per Harari è chiaro che la religione permette alle più piccole differenze di avere un impatto significativo e dunque è una problematica che non va mai sottovalutata.
  2. Immigrazione – L’immigrazione non è solo un problema di confini, ma una questione di identità, valori e cooperazione globale. Harari invita a riflettere su come bilanciare accoglienza, integrazione e coesione sociale in un mondo interconnesso. Si tratta di una sfida globale, Harari evidenzia che l’immigrazione è uno dei temi più controversi del XXI secolo. Non riguarda solo il movimento di persone, ma tocca identità culturali, economie e politiche nazionali. Nessuna nazione può affrontare da sola il fenomeno migratorio, perché è legato a dinamiche globali come guerre, povertà, cambiamento climatico e disuguaglianze.

Parte terza – Disperazione e speranza

Una risk analysis che identifica gli impatti a livello globale dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Harari ci invita a riflettere su come comunità, civiltà, nazionalismo e religione continuino a plasmare la politica e l’identità nel XXI secolo. La sfida è trovare un equilibrio tra appartenenza locale e cooperazione globale, evitando che divisioni culturali e ideologiche impediscano di affrontare i grandi problemi dell’umanità.

  1. Terrorismo – Harari sottolinea che il terrorismo, pur essendo una minaccia reale, ha un impatto molto più limitato rispetto ad altri problemi globali (come il cambiamento climatico o le pandemie). La sua forza sta soprattutto nella capacità di generare paura. Il terrorismo è potente soprattutto perché sfrutta la paura. La vera sfida non è solo combattere i terroristi, ma evitare di amplificare il loro impatto con reazioni sproporzionate.
  2. Guerra – La guerra non è scomparsa, ma ha cambiato forma. Le grandi potenze evitano lo scontro diretto, mentre crescono i conflitti locali e le minacce digitali. Nuove forme di guerra senza cadere in escalation globale, con conflitti locali, civili e asimmetrici, attacchi informatici e manipolazione digitale possono avere effetti devastanti senza sparare un colpo. Il rischio di nuove tensioni. Nonostante la relativa stabilità tra grandi potenze, la competizione geopolitica (USA, Cina, Russia) e le crisi regionali potrebbero riaccendere conflitti su larga scala. Di fatto oggi sappiamo che si è tristemente avverato tutto ciò!
  3. Umiltà – Nessuna cultura è superiore ad un’altra; Harari pensa che sia indispensabile creare e stimolare, soprattutto nei giovani, una maggiore apertura mentale. L’umiltà di accettare le diversità, non come scontro ma come arricchimento, è indispensabile per la convivenza globale. Senza di essa, il rischio è di cadere in conflitti culturali e ideologici che ostacoleranno la cooperazione necessaria per affrontare le sfide del nostro tempo.
  4. Dio – La religione non deve sostituire la scienza nelle decisioni globali. La scienza e la religione operano su piani diversi: la prima cerca verità empiriche, la seconda offre senso e appartenenza. La sfida è evitare che la religione si presenti come scienza o che la scienza venga usata come religione e questo è un antico problema!
  5. Laicismo – La separazione tra religione e politica è cruciale. Il secolarismo è una proposta etica universale, fondata su verità, compassione, uguaglianza e responsabilità. È una visione che può aiutare l’umanità a collaborare oltre le divisioni religiose e culturali. Dove la religione ha preso il sopravvento sulla politica non c’è stata la stessa evoluzione o addirittura si è tornati indietro!

Parte quarta Verità

La verità è fragile e spesso distorta da paure, ideologie e narrazioni religiose o politiche. Harari invita a coltivare umiltà, razionalità e secolarismo per affrontare le sfide globali, distinguendo tra ciò che è percezione e ciò che è realtà.

  1. Ignoranza – L’ignoranza è inevitabile in un mondo complesso. La vera saggezza sta nel riconoscere i nostri limiti, evitare semplificazioni ingannevoli e coltivare l’umiltà intellettuale. Harari sottolinea che, nonostante i progressi scientifici e tecnologici, viviamo in un mondo dove l’ignoranza rimane enorme. Nessuno può comprendere davvero tutti i sistemi complessi che regolano la società e la natura. Le tecnologie moderne (IA, biotecnologie, reti globali) sono così intricate che perfino gli esperti non riescono a padroneggiarle completamente. Questo crea un divario tra ciò che sappiamo e ciò che crediamo di sapere. Politici, media e ideologie spesso riducono problemi complessi a slogan semplici. Harari avverte che questa semplificazione può essere pericolosa, perché alimenta illusioni e false certezze. L’ignoranza non è un difetto da nascondere, ma una condizione da riconoscere. Accettare i limiti della conoscenza è fondamentale per prendere decisioni più prudenti e collaborative. La sfida del XXI secolo è evitare la ricerca di risposte assolute, ma sviluppare la capacità di convivere con l’incertezza e di imparare continuamente.
  2. Giustizia – Le sfide etiche e legali sono globali, non locali. La giustizia è relativa e complessa, diventa ancora più difficile definirla in un mondo globalizzato. La vera sfida è imparare a gestire questa pluralità senza cadere in semplificazioni o dogmi.
  3. Post verità – Le “fake news” e la manipolazione delle informazioni se non riconosciute minano la democrazia. La verità è da lui intesa come una costruzione sociale in quanto gli esseri umani hanno sempre vissuto in parte di narrazioni e miti. La “post-verità” non è una novità assoluta: già le religioni e le ideologie hanno plasmato intere società basandosi su storie condivise, non su fatti empirici. Le antiche comunità, dunque, erano fondate su racconti collettivi (religiosi, nazionali, politici), la differenza oggigiorno è che la tecnologia e i social media amplificano la diffusione di queste narrazioni false e spesso manipolate. La fragilità della verità in un mondo iperconnesso richiede di poter distinguere tra fatti e opinioni ma è molto difficile a volte impossibile e spesso tardivo, quando il danno è già stato fatto. Le fake news prosperano perché rispondono a emozioni e identità, più che a dati verificabili. Harari sottolinea che i leader spesso usano la “post-verità” come strumento di potere, manipolando percezioni e paure per rafforzare il consenso. Non si tratta di eliminare le narrazioni, ma di imparare a riconoscere la differenza tra mito e realtà empirica. La scienza rimane il metodo più affidabile per distinguere fatti da illusioni.
  4. Fantascienza – Le narrazioni fantascientifiche influenzano la percezione del futuro. Il significato è una necessità umana, e che nel XXI secolo la fantascienza diventa un terreno privilegiato per esplorare nuovi sensi e narrazioni. Non ci dice “qual è” il significato della vita, ma ci invita a immaginare e costruire il nostro, in un mondo in rapido cambiamento. Dopo aver discusso l’esperienza soggettiva (cap. 17), Harari evidenzia che gli esseri umani non cercano solo piacere o felicità, ma soprattutto significato: una narrazione che dia coerenza alla vita. Le religioni, ideologie e nazionalismi hanno fornito per secoli un senso collettivo. Oggi, però, queste grandi narrazioni sono in crisi e non riescono più a rispondere alle sfide del XXI secolo. Harari sottolinea che la fantascienza è una delle forme narrative più potenti del nostro tempo:
  • Immagina futuri possibili e ci costringe a riflettere su etica, tecnologia e identità.
  • Non offre risposte definitive, ma scenari che ci aiutano a pensare al significato della vita in un mondo trasformato da IA, biotecnologie e crisi globali.
  • Funziona come “mitologia contemporanea”: invece di dei e profeti, ci propone robot, alieni e universi alternativi.

Senza narrazioni condivise, gli individui possono sentirsi smarriti. La fantascienza può riempire questo vuoto, ma bisogna distinguere tra intrattenimento e riflessione critica. La sfida del XXI secolo è che non possiamo più affidarci a un unico mito universale ma dobbiamo imparare a costruire significati personali e consapevoli, usando anche la fantascienza come strumento di immaginazione e resilienza.

Parte quintaResilienza

Viene descritta la connessione tra il mondo esterno e quello interno. Harari ci invita a riconoscere che la vera forza del XXI secolo non sta solo nelle istituzioni o nelle tecnologie ma nella capacità di ciascuno di noi di essere resiliente, consapevole e critico.

  1. Istruzione – Bisogna insegnare flessibilità e capacità di adattamento. La post-verità non è un fenomeno nuovo, ma oggi è più pericolosa perché amplificata dalla tecnologia. La sfida è sviluppare strumenti critici per distinguere tra narrazioni utili e manipolazioni dannose. Per Harari gli insegnanti devono smettere di sovraccaricare i loro studenti di informazioni e sviluppare la loro capacità di dare un senso alle nuove informazioni. I futuri adulti devono  essere in grado di identificare le informazioni importanti tra tutti i dati irrilevanti. Gli esperti di educazione stanno ora spingendo affinché le scuole inizino a insegnare ciò che Harari chiama le quattro C: Pensiero Critico, Comunicazione, Collaborazione, Creatività
  2. Senso – Nella traduzione italiana si parla di senso, in quella inglese si usa il termine “meaning”, descritto come aspetto centrale nella vita umana, in un’epoca segnata da crisi politiche, tecnologiche e culturali. Harari sostiene che le religioni e le ideologie tradizionali sono in declino e non offrono piu’ un quadro di riferimento, anche alla luce dell’impatto delle nuove tecnologie l’essere umano deve trovare non solo nuovi riferimenti, ma anche rivedere il senso della vita.
  3. Meditazione – La consapevolezza interiore come strumento per affrontare l’incertezza, oltre alle sfide collettive, ciascuno deve coltivare strumenti personali di resilienza. Per Harari, la meditazione è un modo per mantenere lucidità e libertà interiore in un mondo complesso e incerto.

Conclusioni

Il libro di Harari non offre soluzioni definitive, ma un invito alla consapevolezza. Il XXI secolo sarà segnato da scelte collettive e individuali: il futuro dipenderà dalla capacità di affrontare le sfide con lucidità, cooperazione e responsabilità. Questo libro non ha lo scopo di dare risposte, ma è manuale di orientamento attraverso la stimolazione di un pensiero critico, al riconoscimento delle narrazioni ed alla preparazione ad un mondo dove tecnologia, politica e valori si intrecciano in modi sempre più complessi. La rivoluzione tecnologica è un filo conduttore. L’intelligenza artificiale, la biotecnologia e i big data sono le forze che ridefiniscono lavoro, libertà, uguaglianza e comunità. Queste trasformazioni non sono solo tecniche, ma incidono su politica, religione, identità e valori. Le sfide globali richiedono cooperazione, problemi come cambiamento climatico, terrorismo, migrazioni e guerre non possono essere risolti da singoli Stati. La tensione tra nazionalismo e civiltà globale è uno dei nodi centrali: serve equilibrio tra appartenenza locale e responsabilità planetaria. La verità è fragile, le paure (terrorismo, immigrazione), le ideologie (nazionalismo, religione) e i limiti culturali (arroganza, ignoranza) distorcono la percezione della realtà. Harari invita a coltivare umiltà, razionalità e secolarismo, come strumenti per distinguere tra percezione e fatti.

L’essere umano è sospeso tra incertezza e ricerca di senso e non esistono risposte assolute: la vera sfida è imparare a convivere con l’incertezza, adattarsi e mantenere la capacità critica!

Caterina Babino, Ph.D. in Filosofia,Scienze e Cultura dell’Età Tardo Antica Medievale e Umanistica. Laureata in Lettere Moderne e in Pedagogia, attualmente è in forza presso l’Ufficio scolastico Regionale della Regione Campania ed è Responsabile Provinciale della Consulta degli Studenti di Salerno. È stata Professore a contratto di Letteratura Latina presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha all’attivo undici pubblicazioni, oltre a varie recensioni e curatele. Volontario PMI-SIC dal 2023.

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