Costruire l’intelligenza: Google, Facebook, Musk e la sfida del futuro, di Cade Metz
A cura di Giacomo Franco
Nel panorama sempre più complesso e stratificato della discussione sull’Intelligenza Artificiale (IA), “Costruire l’intelligenza: Google, Facebook, Musk e la sfida del futuro” di Cade Metz emerge come un’opera lucida e provocatoria, capace di guidare il lettore attraverso le implicazioni tecnologiche, economiche e filosofiche che definiscono il nostro rapporto con le macchine intelligenti. Metz, corrispondente del «New York Times» per le tematiche tecnologiche e già autore per «Wired», non si limita a descrivere lo stato dell’arte, ma si spinge a interrogare le sfide etiche e sociali che la “costruzione dell’intelligenza” pone alla nostra civiltà.
Un’Analisi Pluriprospettica del Fenomeno IA
Il pregio principale del libro risiede nella sua capacità di offrire una visione a 360 gradi dell’IA, evitando tanto l’entusiasmo acritico quanto il catastrofismo. Metz analizza il ruolo dei giganti della tecnologia – Google, Facebook (oggi Meta), e le visioni di figure come Elon Musk – come attori centrali di questa rivoluzione. Egli mette in luce non solo i progressi straordinari nel campo dell’apprendimento automatico e delle reti neurali, ma anche le logiche di potere, le strategie di mercato e gli impatti sociali che queste innovazioni comportano.
Il libro non si concentra solo sull’aspetto tecnico, pur spiegando in modo accessibile concetti complessi come il machine learning e il deep learning. Anzi, la narrazione si apre con un episodio emblematico: l’asta milionaria per acquisire la DNNresearch di Geoff Hinton, padre del deep learning, da parte di colossi come Baidu, Google e Microsoft, con cui concorreva la neonata DeepMind. Questa scena è la metafora della nuova era in cui la scienza dell’intelligenza si fonde con il capitale, trasformandosi in uno degli asset più strategici del XXI secolo. Infatti l’episodio evidenzia fin da subito la posta in gioco e l’importanza strategica di questa tecnologia per le grandi aziende, tanto è che si concluse con l’acquisizione da parte di Google per 44 milioni di dollari, pur essendo Hinton più interessato alla sede giusta per la ricerca che al massimo profitto,
Hinton, insieme a scienziati come Frank Rosenblatt e Demis Hassabis, è uno dei protagonisti di questa epopea che parte dal perceptron del 1958 e giunge alle odierne IA generative. Metz racconta la genesi del deep learning non come un progresso lineare, ma come una vicenda segnata da conflitti accademici, scetticismi (come quelli di Marvin Minsky), rinascite e colpi di scena. E il ruolo di Google, Facebook/Meta, Microsoft e Amazon passa da quello di aziende ad infrastrutture cognitive globali, capaci di influenzare la percezione, il comportamento e perfino il pensiero umano.
Metz si chiede se sia necessario avere una governance globale sulla centralizzazione del potere che le Big Tech hanno acquisito attraverso l’IA in modo da impedirne abusi e garantire l’equità. Il caso dell’asta di Hinton è un chiaro esempio di come la competizione tra queste aziende abbia accelerato la corsa all’IA, portando anche a sviluppi inaspettati come le armi autonome e la sorveglianza. La discussione di Microsoft sui rischi di Google di accedere alle email durante l’asta di Hinton tramite Gmail, pur accantonata, sottolinea l’enorme e crescente potere di Google e le implicazioni sulla privacy. Metz entra in dialogo, anche se implicitamente, con le analisi di Shoshana Zuboff sul capitalismo della sorveglianza: mostra come l’IA sia al servizio di coloro che vogliono predire i comportamenti delle persone e come l’accumulo di dati alimenti un potere predittivo che sfida le logiche democratiche e i diritti fondamentali. Aziende come Google e Facebook non si limitano a vendere prodotti, ma “estraggono” il nostro comportamento per prevedere e influenzare le nostre azioni future. Il libro denuncia anche i costi sociali ed etici dell’adozione massiccia di queste tecnologie. Metz mostra come i sistemi di deep learning abbiano assorbito i bias dei loro creatori, spesso inconsapevoli, producendo risultati discriminatori e ingiusti. L’esempio di Google Photos che identifica erroneamente persone nere come “gorilla” è emblematico. Il libro evidenzia anche come l’IA abbia introdotto nuovi pregiudizi (“bias”) inattesi e l’annullamento della privacy.
In parallelo, secondo Metz, l’IA alimenta nuovi strumenti di sorveglianza di massa, dall’analisi dei comportamenti alla gestione automatica della sicurezza e della guerra.
Nel libro si approfondisce anche il tema dell’impatto sul lavoro e sulla società dell’IA: la retorica sull’automazione e la disoccupazione tecnologica è un leitmotiv. Metz, pur riconoscendo le sfide, invita a una riflessione più profonda sul lavoro ibrido e sulle nuove competenze richieste. Non si tratta solo di eliminare posti di lavoro, ma di ridefinire il concetto stesso di attività umana in un contesto di collaborazione uomo-macchina. Le considerazioni di Metz sul futuro del lavoro e sulle sfide poste dall’automazione si possono confrontare con le analisi di economisti e sociologi che hanno esplorato a fondo queste trasformazioni, come p.e. Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee nel loro influente saggio “The Second Machine Age: Work, Progress, and Prosperity in a Time of Brilliant Technologies” (2014), i quali sostengono che siamo entrati in una nuova era in cui le macchine non solo eseguono compiti ripetitivi ma iniziano a svolgere attività cognitive complesse. Metz non cita direttamente Brynjolfsson e McAfee, ma le sue analisi sul potenziale del deep learning di trasformare settori come gli assistenti digitali, le auto senza conducente e la sanità automatizzata si allineano con la loro tesi sulla “seconda età delle macchine”. Il libro sottolinea come questo progresso sia “esponenziale”, suggerendo una velocità di cambiamento che può dislocare le forze lavoro e richiedere nuove competenze. La discussione sul reddito di base universale (UBI), come proposto da figure come Andrew Yang, pur non esplicitamente affrontata nel testo di Metz, con la sua analisi delle implicazioni dell’automazione sul lavoro suggerisce la necessità di ripensare il contratto sociale in un’epoca di crescente autonomia delle macchine.
Forse la parte più stimolante del libro è quella che affronta la natura stessa dell’intelligenza con le sue implicazioni etiche e filosofiche: se le macchine possono “imparare” e “decidere”, cosa distingue l’intelligenza artificiale da quella umana? Metz mette in discussione la natura dell’intelligenza stessa. Non si limita a spiegare come funzionano le reti neurali, ma si chiede: quando un sistema apprende dai dati, sta davvero capendo? O sta semplicemente manipolando simboli, come nel celebre argomento della “stanza cinese” di John Searle? Insomma, sfiora il dibattito sulla coscienza, sulla responsabilità etica degli algoritmi e sulla possibilità di sviluppare un’IA generale (AGI).
Queste domande riportano alla luce temi classici della filosofia della mente, da Alan Turing a Donald Hebb, fino alla controversa idea che il comportamento intelligente possa esistere anche senza coscienza o intenzionalità.
Attraversando questa palude filosofica (che ripercorreremo più in dettaglio e con dovizia di particolari in un futuro articolo del magazine del PMI-SIC) sovvengono preoccupazioni etiche non da poco.
Le implicazioni etiche e, in alcuni casi, esistenziali dell’IA, sono un filone centrale nel libro di Metz, che si affianca ai lavori più audaci sul futuro dell’intelligenza artificiale.
Nick Bostrom in “Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies” (2014) esplora gli scenari futuri in cui un’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) o una Superintelligenza potrebbe emergere, diventando di gran lunga superiore all’intelligenza umana in ogni campo. Metz riporta esplicitamente le preoccupazioni di Elon Musk, che ha indicato DeepMind come prova di una corsa verso la superintelligenza e il pericolo a soli “cinque o dieci anni”. Il libro evidenzia come Musk e altri fondatori di DeepMind, pur spaventati dai rischi, fossero anche impegnati nello sviluppo di tali tecnologie, credendo che la superintelligenza avrebbe o “offerto agi e opportunità senza precedenti, oppure condotto a uno scenario da incubo”. Le discussioni di DeepMind sulla necessità di “allineare” l’IA con i valori umani e la loro proposta di istituire un comitato etico indipendente, poi rifiutata da Facebook, mostrano un tentativo di affrontare le problematiche che Bostrom esplora in profondità. La lettera aperta del Future of Life Institute, distribuita da Max Tegmark, che raccomandava la ricerca sulla robustezza e i benefici dei sistemi IA, è un altro esempio di come le preoccupazioni esistenziali siano entrate nel dibattito scientifico e pubblico.
Yuval Noah Harari in “Homo Deus: Breve storia del futuro” (2016) ci fa immaginare uno scenario in cui l’umanità potrebbe perdere la sua centralità a favore degli algoritmi. Metz, pur mantenendo una prospettiva più legata alla tecnologia corrente, condivide la preoccupazione per una possibile perdita di agency umana e per la ridefinizione del valore dell’individuo in un mondo dominato da intelligenze artificiali onnipresenti. Il libro descrive come, “senza che quasi ce ne accorgessimo, negli ultimi cinquant’anni una nuova intelligenza artificiale ha iniziato a dominare l’economia, la società, i gesti di ogni giorno”, un’affermazione che si allinea con la tesi di Harari sulla crescente dipendenza dagli algoritmi per le decisioni quotidiane.
Interfacce neurali e IA: un’estensione naturale del discorso di Metz
Bostrom considera la possibilità che l’intelligenza artificiale superi quella umana e sebbene Costruire l’intelligenza di Cade Metz non tratti esplicitamente delle tecnologie delle interfacce neurali, esse rappresentano un prolungamento logico delle tendenze che Metz analizza: l’espansione del potere computazionale, l’integrazione profonda tra uomo e macchina, e il crescente dominio delle Big Tech su ciò che consideriamo “intelligenza”.
- Le interfacce neurali – come quelle sviluppate da Neuralink (Elon Musk) – mirano a collegare direttamente cervello e computer, permettendo uno scambio bidirezionale di informazioni. Se Metz documenta l’incorporazione dell’IA nelle aziende, nei dati e nelle infrastrutture, le neurotecnologie indicano una futura incorporazione dell’IA nel corpo umano.
Le interfacce neurali, in questo contesto, diventano uno strumento di “co-evoluzione” con la macchina per non restare esclusi. Le interfacce neurali non sono un’area “altra” rispetto all’intelligenza artificiale: sono il passaggio successivo, non siamo più solo utenti dell’intelligenza artificiale: diventiamo parte integrante dei suoi circuiti.
L’etica, la governance, la trasparenza e la libertà – temi centrali per Metz – diventeranno le radici del nostro comportamento se e quando il confine tra cervello e computer si dissolverà. Ed in effetti mentre Metz si ferma al dominio comportamentale nel criticare la concentrazione del potere informativo, un’altra autrice, Nita Farahany , nel suo – The Battle for Your Brain (2023) estende la critica al dominio mentale, esplorando i rischi della neuro-sorveglianza e del neurocapitalismo, e mostrando come l’accesso diretto al pensiero umano sia la prossima frontiera del controllo tecnologico. L’autrice richiama l’urgenza di tutelare la libertà cognitiva, in modo simile a come Metz difende la privacy e l’autonomia contro l’invasività delle Big Tech.
Un Appello alla Consapevolezza
“Costruire l’intelligenza: Google, Facebook, Musk e la sfida del futuro” di Cade Metz è una lettura essenziale per chiunque voglia andare oltre la superficie delle narrazioni sull’IA. Metz ci offre una bussola per orientarci in un territorio sconosciuto, invitandoci non solo a comprendere come si stia costruendo l’intelligenza artificiale, ma soprattutto a riflettere su che tipo di intelligenza vogliamo costruire e per quale futuro. È un invito all’azione consapevole, un monito a non delegare ciecamente il nostro destino alle macchine e alle logiche di pochi, ma a partecipare attivamente alla definizione di un futuro in cui l’intelligenza, sia essa umana o artificiale, sia al servizio del benessere collettivo. La “sfida del futuro” è quindi non solo tecnologica, ma profondamente etica e sociale.o a comprendere, sintonizzarsi e rispondere alle emozioni (cervello di tipo “empatizzante”).
Bibliografia
Bostrom, Nick (2014). “Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies”. Oxford University Press.
Brynjolfsson, Erik; McAfee, Andrew (2014). “The Second Machine Age: Work, Progress, and Prosperity in a Time of Brilliant Technologies”. W.W. Norton & Company.
Farahany, Nita A. (2023). “The Battle for Your Brain: Defending the Right to Think Freely in the Age of Neurotechnology”. St. Martin’s Press.
Harari, Yuval Noah (2016). “Homo Deus: Breve storia del futuro”. Bompiani.
Metz, Cade (2021). “Costruire l’intelligenza: Google, Facebook, Musk e la sfida del futuro”. Luiss University Press.
Searle, John R. (1980). “Minds, Brains, and Programs”, Behavioral and Brain Sciences, 3(3), 417–457.
Turing, Alan M. (1950). “Computing Machinery and Intelligence”, Mind, 59(236), 433–460.
Zuboff, Shoshana (2019). “Il capitalismo della sorveglianza: Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri”. Luiss University Press.

Giacomo Franco, PMP®, ha guidato il PMI-SIC da presidente per 6 anni e ora è Responsabile Comitato Ricerca e Innovazione. È sempre alla ricerca di quanto dello studio della mente possa aiutare gli essere umani ad affrontare e risolvere i problemi, specialmente nell’ambito lavorativo. Ideatore del progetto MindlaB. Ama l’IA, le neuroscienze e il Coaching.






