Ultimo viene il Leader, perché alcuni team sono coesi e altri no, di Simon Sinek
A cura di Andrea Valerio Chentrens
Considerazioni iniziali
Parlare di leadership non è un compito semplice. Si potrebbe pensare che basti una definizione chiara, accompagnata da qualche esempio, per descriverne le caratteristiche principali. Tuttavia, la vera complessità non risiede tanto nel definire cosa sia la leadership, quanto piuttosto nella capacità di incarnarne e mantenerne i valori nel tempo.
È proprio su questo aspetto che si sviluppa il lavoro di Simon Sinek in Ultimo viene il leader: un tentativo articolato di comprendere cosa significhi essere leader, non solo dal punto di vista teorico, ma anche attraverso una lettura storica, sociale e scientifica del concetto. Quest’ultima offre una chiave di lettura originale su quali meccanismi biologici e chimici influenzino l’operato dei leader. Allo stesso modo, l’excursus storico proposto nella quarta parte del libro mette in evidenza come le condizioni economiche e sociali possano favorire, o al contrario ostacolare, la nascita di leadership efficaci e la collaborazione tra le persone.
Dal punto di vista dell’esperienza di lettura, non si tratta di un libro “leggero” o da affrontare con superficialità. È una lettura che richiede attenzione e continuità: i concetti si sviluppano lungo più capitoli, con richiami e collegamenti che richiedono al lettore di mantenere il filo del discorso nel tempo. Questo rende il testo non sempre di semplice interpretazione, soprattutto nelle prime sezioni dove il ritmo risulta più lento. Tuttavia, a partire dalla terza parte, la narrazione diventa più dinamica e coinvolgente, accompagnando il lettore in una riflessione sempre più strutturata e stimolante sul ruolo della leadership.
Struttura del libro
Il libro è organizzato in quattro macro aree, a loro volta articolate in parti, capitoli e paragrafi. Questa struttura, pur risultando in astratto chiara, non è sempre immediata nella lettura.
In particolare, non è intuitivo ricondurre in modo netto i contenuti delle singole parti alle rispettive macro aree (o sezioni), che appaiono talvolta meno perimetrate di quanto ci si potrebbe aspettare. Ne deriva una sensazione di intreccio tematico, in cui i confini tra le diverse sezioni risultano (volutamente) sfumati.
Questo approccio al tema, tuttavia, non rappresenta necessariamente un limite. Al contrario, può essere interpretato come una scelta narrativa coerente con l’obiettivo dell’autore: i temi principali vengono ripresi ciclicamente nel corso del libro, arricchiti di volta in volta da nuove prospettive — scientifiche, storiche e sociali — contribuendo a costruire progressivamente la consapevolezza del lettore sul tema.
Il risultato è una struttura meno lineare, ma più “stratificata”, che richiede attenzione e continuità nella lettura, ma che al tempo stesso permette di approfondire i concetti chiave attraverso richiami e connessioni distribuite lungo tutto il testo.
Parte I – Il bisogno di sentirci al sicuro
La prima parte del libro rappresenta il fondamento su cui Simon Sinek costruisce l’intero impianto concettuale. Qui l’autore introduce i principi chiave della sua visione di leadership, partendo da un elemento tanto semplice sebbene spesso trascurato in letteratura: le organizzazioni sono fatte di persone. Persone che, in quanto tali, hanno bisogno di cooperazione, fiducia e legami. In altre parole, siamo animali sociali, e il contesto lavorativo non fa eccezione.
In questo scenario, il ruolo del leader assume una connotazione ben precisa: quella di chi è chiamato a garantire protezione “dall’alto”. Non è un caso che Sinek introduca fin da subito esempi forti e ricorrenti — come quello tanto caro all’autore di Johnny Bravo — che accompagneranno il lettore anche nelle parti successive del libro, rafforzando il messaggio attraverso richiami continui.
Un altro passaggio particolarmente significativo è l’analogia tra organizzazione e famiglia: il leader viene descritto come una figura genitoriale, responsabile non solo dei risultati, ma soprattutto del benessere delle persone. Prendersi cura dei collaboratori diventa quindi un elemento centrale della leadership, non un aspetto accessorio.
In questo contesto si inserisce uno dei concetti più identitari dell’autore, quello del “cerchio della sicurezza”: uno spazio che il leader ha il compito di creare e proteggere, all’interno del quale le persone possano sentirsi al sicuro, esprimersi liberamente e collaborare in modo efficace. È proprio da questo equilibrio — tra sicurezza interna e sfide esterne — che, secondo Sinek, nasce il successo duraturo di un’organizzazione.
Parte II – Forze potenti
La seconda parte del libro introduce una lettura più scientifica della leadership, attraverso le sostanze che influenzano i nostri comportamenti: endorfine, dopamina, serotonina e ossitocina.
Simon Sinek collega questi elementi al contesto organizzativo in modo efficace. È facile, ad esempio, riconoscersi nella dopamina: la spinta al raggiungimento degli obiettivi e alla performance. A questa si affiancano però le sostanze “altruiste”, che abilitano fiducia e cooperazione.
Tra queste, la serotonina emerge come elemento distintivo della leadership: essere leader significa assumersi responsabilità e agire nell’interesse degli altri. L’ossitocina rafforza i legami, mentre il cortisolo, utile nel breve periodo, diventa dannoso se cronico, perché ostacola proprio la fiducia.
Ne deriva un messaggio chiaro: ambienti di lavoro sicuri e basati sulla fiducia sono fondamentali non solo per le persone, ma anche per le organizzazioni.
Significativa, in questo senso, la riflessione del Tenente Generale George Flynn: “il prezzo che paga un leader è la rinuncia all’interesse personale”.
Parte III – Realtà
La terza parte introduce uno dei concetti più forti del libro: la fiducia.
Simon Sinek la descrive in modo estremamente efficace: la fiducia è come un lubrificante, riduce l’attrito e crea le condizioni per una migliore performance. È ciò che rende possibile una collaborazione autentica tra persone, tra team e tra leader e organizzazione.
Da ciò deriva che, per quanto si tenda ad attribuire il successo all’intelligenza individuale, questa da sola non è sufficiente. L’intelligenza orienta, suggerisce direzioni; è invece la capacità di cooperare che permette di realizzare concretamente progetti di valore.
In questo senso, è difficile individuare risultati realmente significativi — aziende, innovazioni, conquiste — che siano il frutto del lavoro di un singolo. Il successo è quasi sempre il risultato di uno sforzo collettivo. E più le persone sono disposte ad aiutarci, maggiore è la probabilità di raggiungere risultati rilevanti.
Parte IV – Come siamo arrivati fin qui
La quarta parte amplia la prospettiva, mostrando come leadership e collaborazione siano fortemente influenzate dal contesto storico, sociale ed economico.
Simon Sinek evidenzia come determinati momenti storici — come le guerre mondiali — abbiano esaltato il ruolo dei leader, nel bene e nel male. Particolarmente significativo è anche il riferimento alle politiche di Ronald Reagan, dove scelte orientate a risolvere problemi nel breve termine, come i licenziamenti di massa, hanno generato conseguenze più profonde e durature nel tempo.
Il messaggio è chiaro: le decisioni dei leader non producono solo effetti immediati, ma plasmano nel lungo periodo il livello di fiducia e collaborazione all’interno della società e delle organizzazioni.
Parte V – La sfida dell’astrazione
La quinta parte di Ultimo viene il leader è probabilmente una delle più significative. Simon Sinek mette in evidenza quanto sia difficile comprendere davvero una situazione senza viverla direttamente o senza un coinvolgimento reale.
Emblematico in questo senso è l’esperimento di Stanley Milgram, che dimostra come le persone, se distanti dalle conseguenze delle proprie azioni, siano più inclini a superare i propri limiti morali, soprattutto sotto l’influenza dell’autorità. Una dinamica che richiama, su scala più ampia, eventi storici come il nazismo.
Il punto centrale è chiaro: l’astrazione riduce empatia e responsabilità. Più siamo distanti da persone, effetti e conseguenze, più diventa facile prendere decisioni disallineate dai nostri valori.
Per questo l’autore propone alcune indicazioni concrete: mantenere relazioni dirette (come nel limite dei 150 individui), rendere tangibile l’impatto delle proprie azioni e favorire esperienze reali rispetto a soluzioni astratte. È significativo, ad esempio, come un’esperienza personale diretta o il dedicare tempo agli altri generino un impatto molto più forte rispetto a numeri o contributi impersonali. L’autore lo dimostra con un semplice esempio: se una persona dovesse chiedere aiuto per fare il trasloco e due suoi amici gli proponessero due soluzioni differenti: a. di pagare una ditta di traslochi; b. di investire il proprio tempo personale per aiutarlo nel trasloco; verso chi si sarebbe più riconoscenti? A parità di risultato, spendere il proprio tempo, bene limitato e prezioso, ha ben altro impatto.
Parte VI – L’abbondanza distruttiva
Nella sesta parte l’autore passa da analisi a indicazioni più esplicite di leadership, collegando i principi introdotti in precedenza a casi concreti.
Emblematico è il riferimento alla crisi del 2008 e a Goldman Sachs, interpretata come conseguenza di una leadership che ha perso la capacità di preservare una cultura aziendale solida e condivisa. Il messaggio è chiaro: senza una cultura forte, anche organizzazioni storicamente virtuose possono perdere direzione.
Un altro tema centrale è il limite delle strutture troppo verticali: quando l’autorità è concentrata, gli errori dei leader si propagano a tutta l’organizzazione. Per questo Sinek sottolinea l’importanza di fidarsi delle persone e di decentralizzare le decisioni, avvicinandole a chi possiede le informazioni. Il controllo eccessivo, al contrario, indebolisce il sistema.
All’interno del “cerchio della sicurezza”, inoltre, l’errore non è qualcosa da evitare, ma uno strumento di apprendimento e crescita.
Tra i principi chiave emergono:
- l’integrità, intesa come coerenza tra parole, azioni e intenzioni, fondamentale per generare fiducia e lealtà;
- il valore dell’eredità di un leader, che non si misura nei risultati di breve periodo, ma nella capacità dell’organizzazione di prosperare anche dopo la sua uscita;
- il trasferimento di energia e responsabilità verso chi opera quotidianamente: più il potere decisionale si avvicina all’operatività, più l’organizzazione diventa forte ed efficace.
Parte VII – Una società di drogati
Nella settima parte Sinek offre una lettura critica della società contemporanea, definendola come una “società di drogati”, dominata dalla continua ricerca di dopamina.
In questo contesto, l’attenzione si sposta sui risultati immediati e sui numeri, portando molti manager a privilegiare la performance di breve periodo rispetto alla cura delle persone. Si crea così una distinzione netta: i manager gestiscono numeri, mentre i leader si assumono la responsabilità delle persone, le proteggono e le supportano.
Questa logica alimenta una cultura “performance-dipendente”, in cui si perde il valore del percorso. L’idea del “tutto e subito” rende difficile accettare che risultati significativi richiedano tempo, impegno e dedizione.
Il rischio, secondo Sinek, è quello di sacrificare relazioni, fiducia e crescita sostenibile in favore di gratificazioni rapide ma poco durature.
Parte VIII – Diventare un leader
L’ultima parte di Ultimo viene il leader riprende e consolida i concetti chiave introdotti nel libro. Simon Sinek ribadisce l’importanza di costruire relazioni autentiche, favorire l’ossitocina rispetto alla dopamina e creare contesti in cui le persone possano sentirsi al sicuro e dare il meglio.
Il “cerchio della sicurezza” torna come elemento centrale: è da qui che nasce una performance solida e sostenibile. Alla base c’è un principio semplice ma potente: la collaborazione e il senso di appartenenza sono ciò che hanno permesso all’essere umano di evolversi e prosperare.
La leadership viene quindi riletta come un atto di servizio: i leader guidano attraverso piccoli cambiamenti progressivi, generando impatti duraturi su persone e organizzazioni.
Particolarmente significativa è l’analogia con gli Alcolisti Anonimi: il percorso di crescita si completa solo quando si è in grado di aiutare qualcun altro. Allo stesso modo, un vero leader si realizza pienamente nel momento in cui mette gli altri nelle condizioni di crescere.
Conclusioni
Ultimo viene il leader di Simon Sinek affronta il tema della leadership attraverso una combinazione ricca di esempi pratici, casi storici ed elementi scientifici, offrendo numerosi spunti di riflessione.
Allo stesso tempo, la narrazione non risulta sempre immediata: non è facile, in alcuni passaggi, ricondurre in modo diretto i singoli esempi al tema della leadership. Potrebbe trattarsi di una scelta stilistica, come lo stesso autore ammette nei ringraziamenti: il libro nasce da un “fiume di pensieri”, e questo si riflette talvolta in collegamenti non sempre espliciti tra le diverse parti.
Rimane però forte il messaggio di fondo: la leadership non è esercizio di potere, ma responsabilità verso le persone.
In questo senso, risuona in modo particolarmente efficace la riflessione di Bob Chapman, CEO di Barry-Wehmiller: “Nessuno si sveglia al mattino con la speranza di andare in ufficio e trovare qualcuno che lo ‘gestisca’. Tutti noi ci alziamo con il desiderio di trovare qualcuno che ci guidi”. È proprio questa la sfida per manager e vertici aziendali: passare dal controllo al servizio, mettendo le persone al centro per costruire organizzazioni più sane, sostenibili e realmente efficaci.

Andrea Valerio Chentrens, Project Manager certificato (PMP®; ACP®; UNI 11648:2022), membro del PMI del PMI-SIC dal 2023, lavora come Lead e Program manager presso Dos Design. Nello specifico, è responsabile della divulgazione e applicazione del Modello Organizzativo IGIT (Ispettorato Generale per l’informatica e l’innovazione tecnologica) sul Programma attuativo InIt (Innovazione Italia), oltre che del monitoraggio della corretta gestione day-by-day delle attività operative del Programma. Già dal 2018 lavora come EU Project Manager supportando aziende private ed enti pubblici in progetti altamente innovativi e dirompenti nei più disparati settori, dal digital al sociale.






