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Sic Book Review – Dicembre 2021 – Scacchi & Management, a cura di UniChess – Recensione a cura di Leonardo Lillo

Scacchi & Management, a cura di UniChess

Scacchi & Management, a cura di UniChessIl gioco degli scacchi, tanto antico e umile nella sua configurazione, oltre a essere un vero e proprio sport praticato a livello internazionale ha un fascino intramontabile in grado di coinvolgere tutti, ultimamente alimentato anche a livello mediatico della serie TV “La regina degli scacchi”. Storicamente ha assunto anche una grande importanza politica, basti ricordare che durante la guerra fredda la scacchiera è stato uno dei principali campi di battaglia cui si sono sfidati USA e URSS, e per sua natura questo gioco viene inevitabilmente associato al business e alla definizione di strategie tese ad anticipare le mosse dell’avversario per avere un vantaggio competitivo e giungere a una vittoria.

 

A un Project Manager che gioca a scacchi risulterà molto semplice creare un’associazione con la propria professione: c’è un progetto sempre nuovo, ossia sfidare l’avversario che ci troviamo davanti; c’è un team di progetto sui cui fare affidamento, formato dai 16 pezzi della scacchiera che si ha il compito di gestire; c’è un’impostazione di progetto, la strategia, basata sia sulle conoscenze acquisite sia sull’evolversi della partita; c’è una continua valutazione del rischio/beneficio, e poco tempo per decidere; il tempo e le risorse non sono illimitate, bisogna sempre bilanciarle.

Il libro Scacchi & Management, a cura di UniChess e pubblicato dal Sole 24 ore, sembra un libro che parla ai Project Manager, e per i contenuti trattati può essere letto anche se non si hanno nozioni scacchistiche, in quanto una prima parte del testo è dedicata a una breve spiegazione del gioco e delle sue regole.

La sana pretesa di questo testo è di configurarsi come uno strumento in più per migliorare le proprie prestazioni lavorative e integrare le proprie capacità trasversali attraverso uno strumento innovativo nonostante la sua storia lunga migliaia di anni, gli scacchi appunto.

La stessa prefazione scritta da Luigi Maggi, presidente Federazione Scacchistica Italiana, immagina lo scacchista come un team leader che ha lo scopo di “valorizzare le varie personalità (i pezzi), e farle collaborare tra loro per raggiungere efficacemente un obiettivo”.

Il testo è suddiviso in quattro macroaree di interesse (management, finanza, risorse umane e geopolitica), e si configura come una raccolta di contributi da parte di sei autori, Roberto Mogranzini, Alessandro Almonti, Maurizio Chiamori, Francesco Giovagnoni, Luca Barillaro, Giangiuseppe Pili, in cui ognuno di loro apporta un interessante punto di vista rispetto alla tematica generale.

1972, Fischer VS Spassky, USA contro URSS

1972, Fischer VS Spassky, USA contro URSS

Ad aprire le danze Roberto Mogranzini, Gran Maestro di scacchi e amministratore delegato di Unichess, che riversa in poche pagine la sua grande esperienza di scacchista esperto fornendo consigli che fanno emergere, come motivo di fondo, il fatto che non ci si può improvvisare giocatore di scacchi e non ci si può presentare impreparati a una partita: si deve avere un piano a breve, lungo e medio termine; bisogna pensare alle proprie mosse in relazione alle migliori mosse dell’avversario; bisogna mettere in campo esperienza e conoscenza, adattando il proprio gioco a seconda della fase in cui ci si trova, bisogna conoscere l’avversario e capire dov’è il proprio vantaggio; bisogna cercare sempre una mossa migliore, anche quando si pensa di averla trovata.

Prosegue nella riflessione Alessandro Almonti, presidente del Virtual Chapter Italia di IAC (International Association of Coaching) e creatore, assieme a Mogranzini, del format Best Moves. Nel suo intervento mette in relazione la figura del manager con quella dello scacchista, facendo emergere gli aspetti comuni quali: entrambi giocano in un terreno dinamico, in quanto sia il mercato che la scacchiera si evolvono mossa dopo mossa, quindi bisogna sempre muovere anche se a volte non si ha la piena certezza di come si evolverà il gioco; entrambi, quando hanno la possibilità di muoversi per primi, devono fare attenzione a non perdere il vantaggio competitivo acquisito, perché se da un lato il bianco vince mediamente il 40% delle partite in più del nero, dall’altro non le vince tutte; entrambi devono sfruttare bene il tempo a disposizione, e soprattutto entrambi devono conoscere il valore dei propri pezzi (il team), le proprie specificità e la posizione in cui, all’interno della scacchiera o del business, rendono meglio, evitando il rischio di metterli in posizioni che non li valorizzino per competenze e facendo attenzione a non sovraccaricare i pezzi importanti, che potrebbero rimanere impantanati per la risoluzione di problemi spiccioli e non essere utilizzati per la strategia a medio/lungo termine; infine, entrambi possono e devono imparare dagli errori, migliorandosi costantemente sulla base delle esperienze.

A sviluppare la riflessione sul team e sulla valorizzazione dei pezzi è Maurizio Chiamori, ideatore di sessioni formative in cui la filosofia e l’etimologia sono al servizio delle skill manageriali. Nel suo intervento sono presenti diversi spunti legati alle scienze cognitive, alla trasmissione di conoscenze e all’applicazione del metodo FAST (Focus Arena Strategy) sviluppato da Alex Coman: una prassi utilizzata in ambito manageriale che integra i tradizionali percorsi di pianificazione strategica con filosofie gestionali.

Francesco Giovagnoni, Senior Manager con esperienza ventennale in contesti internazionali e multicanali, si sofferma invece su quella che definisce la scacchi-tude, ossia l’intelligenza scacchistico-competitiva dello scacchista e del manager, che corrisponde all’insieme di abilità e processi mentali che unitamente a una dimensione logico-pragmatica sono utilizzati per perseguire scopi a lungo termine. Molto interessanti nel suo intervento anche gli aspetti legati alla gestione della tensione, della resilienza e dell’importanza di trarre continuamente una lezione (lesson learned) da ogni sfida.

Gli ultimi 2 interventi, infine, sono scritti dal consulente finanziario Luca Barillaro e dal PhD in Filosofia e scienze della mente Giangiuseppe Pili. Il primo mostra come l’approccio agli scacchi e la preparazione alle partite, quindi aspetti come la disciplina, la pianificazione, la valutazione del rischio, siano componenti fondamentali nel mercato finanziario; il secondo invece si sofferma sul parallelismo tra scacchi e guerra, mostrando come, all’interno della scacchiera, ci sono tutti gli elementi di una vera e propria battaglia.

Come Project Manager e scacchista amatoriale, ho trovato questo libro davvero illuminante, e non nascondo che da quando l’ho letto ho iniziato a guardare diversamente i progetti che gestisco, valutando aspetti che prima non consideravo e inserendoli all’interno di un contesto strategico più ampio. Dal testo inoltre si evince che gli scacchi sono la perfetta applicazione dell’hybrid project management, le tecniche di gestione di partita/progetto sono sempre miste, con uno scope che se da un lato si può prevedere tramite l’applicazione di schemi di gioco, dall’altro può avere un’evoluzione inaspettata, alla quale ci si deve adattare velocemente. La capacità dello scacchista/PM è quella di sapersi adeguare per raggiungere l’obiettivo, a volte cercando di chiudere la partita/progetto mediando la patta!

Leonardo Lillo

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